sabato 2 marzo 2019

PERCHÉ LA CARNE FA MALE? di Franco Libero Manco


1) Perché contiene ptomaine, sostanze tossiche che si sviluppano dagli organismi in via di decomposizione, come cadaverina, putrescina, istamina, indolo, scatolo, fenoli, neurine; leucomaine (purine, acido urico, acido ipperico, urea, ammoniaca); adrenalina.

2) Perché genera radicali liberi ai quali sono collegate ad almeno 50 diverse gravi patologie.

3) Perché le sue proteine bloccano l’utilizzo della vitamina D, provocando concentrazione di calcio e di ossalati nei reni e formazione di calcoli renali.

4) Perché genera carenza di enzimi e di vitamine, aumento di colesterolo, acidificazione della matrice extracellulare, prelevamento di calcio, uricemia, ipertensione, gotta, abbassamento delle difese immunitarie.

5) Perché le sue proteine sono altamente acidificanti e l’acidità riduce la capacità dell’organismo di produrre enzimi ed ormoni, senza i quali non si digerisce e non si ha alcuna attività biochimica.

6) Perché più proteine si ingeriscono più l’organismo ha necessità di vitamina B12.

7) Perché la putrefazione della carne nell’intestino danneggia il fattore intrinseco e impedisce l’assimilazione della vitamina B12.

8) Perché carne e pesce e crostacei risultano inquinati da 10 a 70 volte più dei vegetali.

9) Perché genera leucocitosi digestiva, cioè aumento anomalo di globuli bianchi nel sangue, situazione che si verifica in ogni infiammazione, segno che l’organismo considera la carne ed il cibo cotto come dei nemici e degli aggressori.

10) Perché genera aumento di colesterolo LDL.

11) Perché ha effetto dopante con stimolazione seguita da depressione.

12) Perché con le proteine carnee aumenta l’omocisteina con potenziali effetti di demenza, depressione, malattie cardiovascolari e cancro.

13) Perché per digerirla l’organismo ruba minerali e vitamine al corpo.

14) Perché i suoi aminoacidi solforati sottraggono calcio, potassio e magnesio all’organismo.

15) Perché il 70% delle fratture ossee è dovuto ad un eccesso di proteine le quali rubano calcio ed altri minerali alcalinizzanti.

16) Perché fa aumentare i germi patogeni nell’intestino portandoli da 2.000 a 70.000 per millimetro cubo, e creando gravi situazioni di disbiosi intestinale.

17) Perché fa aumentare i livelli dell’aminoacido tirosina, con accumulo cerebrale di dopamina e adrenalina, neurotrasmettitori della litigiosità e della ferocia tipica dei predatori, e conseguente insorgenza di comportamento aggressivo e violento.

18) Perché abitua alla logica della violenza, della soppressione del più debole, al disprezzo della vita e dell’altrui sofferenza.

19) Perché spegne il senso della pietà, della compassione e preclude l’evoluzione dello spirito.

20) Perché coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni sono più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili, come disse il grande Pitagora.


Franco Libero Manco

mercoledì 11 luglio 2018

Le Isole di spazzatura negli oceani che sconvolgono il mondo. Pacific Trash Vortex


Image credit: Caroline Power
Pacific Trash Vortex
Il Pacific Trash Vortex, noto anche come grande chiazza di immondizia del Pacifico[1] (Great Pacific Garbage Patch) o semplicemente isola di plastica [2][3][4][5][6][7][8][9][10][11][12], è un enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da plastica) situato nell'Oceano Pacifico, approssimativamente fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º paralleloNord.[13]

La sua estensione non è nota con precisione: le stime vanno da 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km² (cioè da un'area più grande della Penisola Iberica a un'area più estesa della superficie degli Stati Uniti), ovvero tra lo 0,41% e il 5,6% dell'Oceano Pacifico[nota 2]. Nonostante le valutazioni ottenute indipendentemente dall'Algalita Marine Research Foundation e dalla Marina degli Stati Unitistimino l'ammontare complessivo della sola plastica dell'area in un totale di 3 milioni di tonnellate[1], nell'area potrebbero essere contenuti fino a 100 milioni di tonnellate di detriti.[14][15] [16]

L'accumulo si è formato a partire dagli anni 80, a causa dell'azione della corrente oceanica chiamata Vortice subtropicale del Nord Pacifico (North Pacific Subtropical Gyre), dotata di un particolare movimento a spirale in senso orario, il centro di tale vortice è una regione relativamente stazionaria dell'Oceano Pacifico (ci si riferisce spesso a quest'area come la latitudine dei cavalli), che permette ai rifiuti galleggianti di aggregarsi fra di loro, formando un'enorme "nube" di spazzatura presente nei primi strati della superficie oceanica.

Questo accumulo viene informalmente chiamato con diversi nomi, tra cui Isola orientale di Immondizia o Vortice di Pattume del Pacifico.

Una chiazza di detriti galleggianti simile, con densità comparabili, è presente anche nell'Oceano Atlantico (è chiamata "North Atlantic garbage patch").[17][18] Molti animali come tartarughe e uccelli muoiono a causa di questi detriti, scambiati talvolta per meduse o pesci.




Scoperta

La Grande chiazza di immondizia si è formata nella zona di convergenza del Vortice subtropicale del Nordpacifico

L'esistenza della Grande chiazza di immondizia del Pacifico fu preconizzata in un documento pubblicato nel 1988 dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti. Le predizioni erano basate su risultati ottenuti da diversi ricercatori con base in Alaska che, fra il 1985 e il 1988, misurarono le aggregazioni di materiali plastici nel nord dell'Oceano Pacifico.[19]

Queste indagini trovarono elevate concentrazioni di detriti marini accumulati nelle regioni dominate dalle correnti marine. Basandosi su ricerche effettuate nel Mar del Giappone, i ricercatori ipotizzarono che condizioni similari dovessero verificarsi in altre porzioni dell'Oceano Pacifico, dove le correnti prevalenti favorivano lo sviluppo di masse d'acqua relativamente stabili. I ricercatori indicarono specificamente il Nord del Pacifico come zona di convergenza del Vortice subtropicale.

Caratteristiche

Per diversi anni alcuni ricercatori oceanici, tra cui Charles J. Moore,[20] hanno investigato a fondo la diffusione e la concentrazione dei detriti plastici presenti nel Vortice subtropicale del Nord Pacifico.

La concentrazione stimata della plastica è di 3,34 × 106 frammenti per km², con una media di 5,1 kg/km² raccolti utilizzando una rete a strascico rettangolare delle dimensioni di 0,9×0,15 m. A 10 m di profondità è stata individuata una concentrazione pari a poco meno della metà di quella in superficie, con detriti che consistono principalmente di monofilamenti, fibre di polimeri incrostati di plancton e diatomee.[21]

Plastica ovunque, come conferma l'università di San Diego negli Stati Uniti: "quando sei libera in mezzo non vedi altro che plastica e plastica". Vogliono capire come mai 4 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica (sui 60 miliardi di prodotti ogni anno nel mondo) si siano dati appuntamento li nella grande chiazza nell'Oceano Pacifico del nord, spinti dalle correnti circolari.
Capaci di catturare bottiglie di plastica sulla costa Americana per poi depositarle al centro del vortice; con il passar del tempo le bottiglie diventano un brodo insieme a tutti gli altri pezzi galleggianti ed evanescenti, persino ad occhi dei satelliti . La maggior parte dei frammenti è così piccola da finire nello stomaco dei pesci, per poi risalire da un anello all'altro lungo la catena alimentare fino all'uomo.
Ecologia dell'isola di plastica[modifica | modifica wikitesto]

Mentre i rifiuti galleggianti di origine biologica sono spontaneamente sottoposti a biodegradazione, in questa zona oceanica si sta accumulando un'enorme quantità di materiali non biodegradabili come plastica e rottami marini. Anziché biodegradarsi, la plastica si fotodegrada, ovvero si disintegra in pezzi sempre più piccoli fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono; nondimeno, questi ultimi restano plastica e la loro biodegradazione resta comunque molto difficile[22].
La fotodegradazione della plastica può produrre inquinamento da PCB.

Il galleggiamento delle particelle plastiche, che hanno un comportamento idrostatico simile a quello del plancton, ne induce l'ingestione da parte degli animali planctofagi, e ciò causa l'introduzione di plastica nella catena alimentare. In alcuni campioni di acqua marina prelevati nel 2001, il rapporto tra la quantità di plastica e quella dello zooplancton, la vita animale dominante dell'area, era superiore a sei parti di plastica per ogni parte di zooplancton.

L'isola costituisce un nuovo ecosistema dove la plastica è colonizzata da circa mille tipi diversi di organismi eterotrofi, autotrofi, predatori e simbionti, tra cui diatomee e batteri, alcuni dei quali apparentemente in grado di degradare la materia plastica e gli idrocarburi.
In esso si trovano anche agenti potenzialmente patogeni, come batteri del genere vibrio.
La plastica, a causa della sua superficie idrofobica, presenta una maggior resistenza alla degradazione e si presta a essere ricoperta da strati di colonie microbiche[23].

Origine della plastica
Le cadute dei container

Occasionalmente, improvvisi mutamenti nelle correnti oceaniche provocano la caduta di interi container trasportati da navi cargo, il cui contenuto va non solo ad alimentare il Nord Pacific Gyre, ma anche ad arenarsi su spiagge poste ai confini del PTV.

La più famosa perdita di carico è avvenuta nel 1990, quando dalla nave Hansa Carrier sono caduti in mare ben 80.000 articoli, tra stivali e scarpe da ginnastica della Nike che, nei tre anni successivi, si sono arenati nelle spiagge degli stati della British Columbia, Washington, Oregon e Hawaii.
Questo non è stato l'unico caso, nel 1992 sono caduti in mare decine di migliaia di giocattoli da vasca da bagno, e nel 1994 attrezzature per hockey su ghiaccio. Questi eventi notevoli sono molto utili per determinare, da parte delle diverse istituzioni interessate, i flussi delle correnti oceaniche su scala globale.[24]

Una mappa delle correnti oceaniche


Effetto del maremoto giapponese del 2011

Il maremoto che ha colpito la costa orientale giapponese l'11 marzo 2011 ha provocato un enorme afflusso di detriti nell'oceano; questi galleggiando, spinti dalle correnti, si sono distribuiti nell'oceano Pacifico, raggiungendo anche la costa americana. Uno studio condotto nel luglio 2012 ha rivelato che parte dei detriti galleggianti si sono accumulati nel Pacific Trash Vortex accrescendolo fino ad una larghezza di 2000 miglia; di questi solo il 2% non è costituito da plastica[25].
Altre isole oceaniche di rifiuti[modifica | modifica wikitesto]

A seguito di ricerche condotte con una serie ventennale di crociere scientifiche svolte fra il Golfo del Maine e il Mar dei Caraibi, la ricercatrice Kara Lavender Law ha riscontrato anche nell'oceano Atlantico un'elevata concentrazione di frammenti plastici in una zona compresa fra le latitudini di 22°N e 38°N, corrispondente all'incirca al Mar dei Sargassi. Simulazioni al computer hanno individuato due altre possibili zone di accumulo di rifiuti oceanici nell'emisfero meridionale: una nell'oceano Pacifico a Ovest delle coste del Cile e una seconda allungata tra l'Argentina e il Sud Africa attraverso l'Atlantico[26].

Un sesto accumulo di rifiuti potrebbe essere in corso di formazione nel mare di Barents, col rischio di un suo spostamento nel mar Artico [27].

La prima mappatura delle isole di plastica negli oceani è di luglio 2014 ed è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences[28].

Azioni di sensibilizzazione

Nel 2012 lo studente di ingegneria Boyan Slat ha ideato un concept finalizzato alla pulitura degli oceani dalla plastica: The Ocean Cleanup. Secondo gli studi effettuati dal suo team il processo di pulitura sarebbe praticamente a costo zero, poiché realizzato sfruttando la luce solare, l'energia delle correnti marine e mediante il riciclo a terra dei materiali raccolti.

L'11 aprile 2013 l'artista Maria Cristina Finucci ha fondato il Garbage Patch State pronunciando il discorso di insediamento alla presenza della Direttrice Generale dell'UNESCO Irina Bokova [29].


Note

^ Letteralmente, in italiano: vortice di pattume dell'oceano Pacifico.
^ Questa incertezza di cifre è collegata al fatto che non esiste un criterio univoco per determinare il confine fra livelli di inquinanti considerati "normali" e livelli "elevati", come non ne esiste uno per identificare i residui che fanno stabilmente parte della Chiazza.Fonti

^ a b Alan Weisman, I polimeri sono per sempre, in Il mondo senza di noi, Torino, Einaudi, 2008 [2007], p. 376.
^ "Plastic Paradise", in un film tutto l'orrore dell'isola di spazzatura nel Pacifico, in adkronos, 17-03-2015. URL consultato il 19-06-2016.
^ L'isola di plastica, in saperescienza.it. URL consultato il 19-06-2016 (archiviato dall'url originale il 15 giugno 2016).
^ L’isola di plastica presente nel Pacifico. Sempre più danni all’ambiente, in zon.it, 24-09-2015. URL consultato il 19-06-2016.
^ L'isola rifiutata, in zon.it, 10-06-2011. URL consultato il 19-06-2016.
^ Isole di plastica, il mare è in pericolo, in stampa.it, 20-12-2014. URL consultato il 19-06-2016.
^ L'isola di plastica nel Pacifico è il doppio degli Stati Uniti, in greenme, 04-11-2011. URL consultato il 19-06-2016.
^ Le 5 isole di plastica che soffocano il mare, in Io Donna, 13-01-2014. URL consultato il 19-06-2016.
^ Isole di plastica, tra 30 anni nuova meta vacanziera se continuiamo così, in Huffington post, 27-04-2016. URL consultato il 19-06-2016.
^ L'isola di plastica che uccide milioni di uccelli, in animalivolanti.xyz, 11-01-2016. URL consultato il 19-06-2016 (archiviato dall'url originale il 30 giugno 2016).
^ Il ragazzo che vuole ripulire l’oceano, in nova.ilsole24ore.com, 13-07-2014. URL consultato il 19-06-2016.
^ (EN) Susan L. Dautel, Transoceanic Trash: International and United States Strategies for the Great Pacific Garbage Patch (PDF), in Golden Gate University Environmental Law Journal, vol. 3, nº 1, 2009, pp. 181-208. URL consultato il 22 maggio 2014.
^ (EN) Kathy Marks e Daniel Howden, The world's rubbish dump: a tip that stretches from Hawaii to Japan, in The Independent, 5 febbraio 2008. URL consultato il 22 maggio 2014.
^ (EN) Xavier La Canna, Floating rubbish dump 'bigger than US', in News.com.au, 4 febbraio 2008. URL consultato il 26 febbraio 2008 (archiviato dall'url originale il 4 settembre 2012).
^ welcome-to-garbage-patch-state-where-plastic-rules, su motherboard.vice.com (archiviato dall'url originale il 19 aprile 2016).
^ (EN) Richard A. Lovett, Huge Garbage Patch Found in Atlantic Too, su National Geographic News, National Geographic Society, 2 marzo 2010. URL consultato il 24 aprile 2015.
^ (EN) Victoria Gill, Plastic rubbish blights Atlantic Ocean, in BBC News, 24 febbraio 2010. URL consultato il 24 aprile 2015.
^ (EN) Charles Moore, Across the Pacific Ocean, plastics, plastics, everywhere, in Natural History, vol. 112, nº 9, novembre 2003. URL consultato il 26 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2012).
^ (EN) Justin Berton, Continent-size toxic stew of plastic trash fouling swath of Pacific Ocean, in San Francisco Chronicle (San Francisco), 19 ottobre 2007, W-8. URL consultato il 26 aprile 2015.
^ (EN) Charles Moore, Plastic Turning Vast Area of Ocean into Ecological Nightmare, in Santa Barbara News-Press, 27 ottobre 2002. URL consultato il 26 aprile 2015.
^ (EN) Erik R. Zettler, Tracy J. Mincer e Linda A. Amaral-Zettler, Life in the “Plastisphere” Microbial Communities on Plastic Marine Debris, in Environ. Sci. Technol., vol. 47, nº 13, 2013, pp. 7137-7146, DOI:10.1021. URL consultato il 26 aprile 2015.
^ (EN) Simon de Bruxelles, Plastic Duck Armada is Heading for Britain after 15-year Global Voyage, in The Times, 28 giugno 2007.registrazione richiesta
^ (EN) First research voyage through tsunami waters shows great pacific garbage patch is growing, in ocean-news.com (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2013).
^ (EN) Sid Perkins, Sea of plastics, in Science News, vol. 177, nº 7, Portland, 27 marzo. [1]
^ Laura Parker, La prima mappa della spazzatura oceanica, 17-07-2014. URL consultato il 19-06-2016.

Bibliografia
(EN) C. J. Moore, S. L. Moore, M. K. Leecaster e S. B. Weisberg, A Comparison of Plastic and Plankton in the North Pacific Central Gyre, in Marine Pollution Bulletin, vol. 42, nº 12, dicembre 2001, pp. 1297-1300.
(EN) Oliver J. Dameron, Michael Parke, Mark A. Albins e Russell Brainard, Marine debris accumulation in the Northwestern Hawaiian Islands: An examination of rates and processes, in Marine Pollution Bulletin, vol. 54, nº 4, aprile 2007, pp. 423-433.
Nicolò Carnimeo, Come è profondo il mare, Chiarelettere, Milano, 2014 - ISBN 978-88-6190-178-0


Licenza Creative Commons




martedì 12 giugno 2018

L’uomo è solo lo 0,01% degli esseri viventi, ma ha già distrutto l’83% dei mammiferi selvatici




DI DAMIAN CARRINGTON



E’ uscita una recente ricerca sulla vita sulla Terra, che può lasciarci senza fiato. Rivela quanto sia piccola la nostra umanità, ma quanto sia stato sproporzionatamente grande l’impatto che gli esseri umani hanno prodotto sulla terra.


Il 60% dei mammiferi ormai è costituito da bestiame di allevamento. Nella foto : Allevamento di bovini nel Mato Grosso, in Brasile (Daniel Beltra / Greenpeace) .

Questa valutazione sulla vita del pianeta, rivela, allo stesso tempo, quanto sia insignificante l’Umanità comparandola con il suo impatto esercitato nel grande schema della vita terrestre.

Secondo questo studio, i 7,6 miliardi di persone che oggi vivono nel mondo rappresentano solo lo 0,01% di tutti gli esseri viventi, malgrado ciò, dagli albori della sua civiltà, l’umanità ha provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici e della metà delle piante viventi, mentre domina su tutto il bestiame che serve all’alimentazione degli umani.


Questa ricerca è la prima stima completa sul peso percentuale esercitato da ciascuna classe di creature viventi e ribalta certi presupposti che finora ci avevano sempre accompagnato. In sintesi i batteri sono una forma di vita veramente importante – il 13% del totale – ma le piante oscurano tutto il resto e rappresentano l’82% di tutta la materia vivente. Tutte le altre creature, dagli insetti ai funghi, ai pesci e agli animali, costituiscono solo il 5% della biomassa mondiale.

Altra sorpresa è che la brulicante vita negli oceani – quella raccontata da tante serie televisive, come Blue Planet II della BBC – rappresenta solo l’1% di tutte le biomasse. La stragrande maggioranza della vita si svolge sulla terra e una parte molto importante di questa vita – un ottavo – è formata dai batteri che vivono sepolti in profondità sottoterra.

“Non avrei mai creduto che non esistesse ancora una valutazione completa e ufficiale di tutte le diverse componenti della biomassa”, ha affermato il Prof. Ron Milo, del Weizmann Institute of Science di Israele, che ha diretto il lavoro, pubblicato negli atti del National Academy of Sciences.


“Spero che questo studio permetta alla gente di prendere coscienza sulla vera prospettiva del ruolo tanto vessatorio che l’umanità sta giocando sulla Terra” – ed ha anche aggiunto di aver scelto di mangiare meno carne a causa dell’enorme impatto ambientale prodotto dall’allevamento del bestiame.
La biomassa totale della razza umana rappresenta solo lo 0,01% della vita sulla Terra

Tutta la vita sulla Terra è composta per l’82% da piante, dal 13% di batteri, dal 5% da altri tipi di vita, (Gli umani arrivano appena allo 0,01% della biomassa totale della Terra) e ci si è resi conto che l’86% della vita si è manifestata sulla terra, l’1% negli oceani ed il 13% è composto da batteri che vivono sotto la superficie terrestre, in profondità.
La trasformazione del pianeta per effetto delle attività umane ha portato gli scienziati ad essere vicini a dichiarare una nuova era geologica: l’ Anthropocene. Un segnale di questo cambiamento lo possiamo vedere nei resti delle ossa di pollo domestico, che ormai sono sparse per tutto il mondo.

La ricerca rivela che il pollame allevato oggi rappresenta il 70% di tutti gli uccelli del pianeta, e che, quindi, solo il 30% degli uccelli sono ancora selvatici ed il quadro diventa ancor più desolante se guardiamo ai mammiferi: il 60% di tutti i mammiferi sulla Terra sono animali, per lo più bovini e suini, il 36% sono umani e solo il 4% sono animali selvatici.

“Questo è piuttosto sconcertante” – ha detto Milo – “perché nei documentari sugli animali selvatici, vediamo stormi di uccelli, di ogni tipo, in grande quantità, e poi quando invece siamo andati a fare una vera analisi completa, abbiamo scoperto che gli uccelli addomesticati sono molto di più di quelli che vivono liberi”.
Di tutti i mammiferi sulla Terra, il 96% sono bestie di allevamento e da gli umani, mentre solo il 4% da animali selvatici:

Il 60% sono bestiame
Il 36% sono umani
Il 4% sono mammiferi selvatici 

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Il 70% degli uccelli sono polli ed altri volatili di allevamento
Il 30% sono uccelli selvatici

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La distruzione dell’habitat selvaggio prodotta dall’agricoltura, dal disboscamento e dallo sviluppo (industriale) ha portato all’inizio di quella che molti scienziati considerano la sesta estinzione di massa della vita che si sta producendo nella storia della Terra da quattro miliardi di anni. Si è valutato che circa la metà degli animali esistenti sulla Terra si sia estinta negli ultimi 50 anni.

Ma solo il confronto del risultato di queste nuove stime con quello che esisteva prima che gli umani diventassero contadini stanziali e che poi cominciasse la rivoluzione industriale, rivela la vera portata di questo enorme declino. E’ stata una sorpresa anche per gli scienziati rendersi conto che solo un sesto dei mammiferi selvatici sono sopravvissuti, dai topi agli elefanti. E dopo tre secoli di caccia alle balene sono rimasti, negli oceani, solo un quinto dei mammiferi marini.
Da quando è cominciata la civiltà umana, è scomparso l’83% dei mammiferi selvatici

Si è estinto l’ 83% dei mammiferi selvatici
Si è estinto l’80% dei mammiferi marini
Si è estinto l’50% delle piante
Si è estinto il 15% dei pesci

“È qualcosa di veramente sorprendente, la sproporzione del posto che occupa l’Uomo sulla Terra” – ha detto Milo – “Quando faccio un puzzle con le mie figlie, di solito trovo un elefante accanto a una giraffa e accanto un rinoceronte. Ma se provo a rendere più realistico il modo di guardare il mondo, dovrei trovare una mucca accanto a una mucca accanto a una mucca e poi accanto a un pollo.”

Nonostante la supremazia assunta dall’umanità, in termini di peso, l’Homo sapiens sulla terra è ben piccola cosa. I virus, da soli, messi insieme hanno un peso percentuale combinato di tre volte superiore a quello degli esseri umani e così pure i vermi. I pesci sono 12 volte più delle persone e i funghi sono 200 volte di più.
Le piante rappresentano l’82% di tutte le biomasse del pianeta – 7.500 volte di più degli esseri umani


Comparando il totale della massa degli umani troviamo che i virus sono tre volte di più, i vermi sono tre volte di più, i pesci 12 volte di più e insetti, ragni e crostacei 17 volte di più. Ma l’ impatto dell’uomo sul mondo della natura rimane immenso – ha detto Milo – particolarmente per le scelte alimentari: “Le nostre scelte alimentari hanno un enorme effetto sull’ habitat di animali, piante e altri organismi”.

“Spero che la gente prenda questo [lavoro] come uno strumento per guardare più realisticamente al mondo ed ai propri consumi” – ha detto – “Io non sono diventato vegetariano, ma per me l’impatto ambientale è entrato nel mio processo decisionale quando devo scegliere: che conviene – carne, pollo o tofu?”

I ricercatori hanno effettuato una stima sulla biomassa, mettendo insieme dati di centinaia di studi, che spesso hanno utilizzato tecniche moderne, come il telerilevamento satellitare che può scannerizzare grandi aree e rilevare il sequenziamento del DNA e che possono svelare la miriade di organismi che vivono nel mondo microscopico.

Hanno cominciato prendendo in esame la biomassa di una classe di organismi e poi hanno determinato in quali ambienti quel certo tipo di vita avrebbe potuto vivere in altre parti del mondo per creare un totale globale. Si è usato il carbonio come misura chiave e trovato che tutta la vita contiene 550 miliardi di tonnellate di questo elemento. I ricercatori, pur riconoscendo alcune sostanziali incertezze su certe stime, specialmente sui batteri che vivono nel substrato profondo della terra, sono convinti che il loro lavoro possa offrire una panoramica utile a molti.

Paul Falkowski, della Rutgers University, USA, che non ha partecipato alla ricerca, ha dichiarato: “Lo studio è, per quanto ne so, la prima analisi completa sulla distribuzione della biomassa di tutti gli organismi viventi sulla terra, inclusi i virus.”

“Ci sono due aspetti importanti messi in evidenza da questo studio: per prima cosa, gli umani sono estremamente efficienti nello sfruttamento delle risorse naturali ed hanno abbattuto, e in alcuni casi eliminato, i mammiferi selvatici per usarli come cibo o per piacere in quasi tutti i continenti. In secondo luogo, la biomassa delle piante terrestri domina in modo schiacciante su tutta la scala globale – e la maggior parte di queste biomasse si presenta sotto forma di piante”.

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Damian Carrington



comedonchisciotte.org  autore della traduzione: Bosque Primario

mercoledì 28 marzo 2018

Quinto Sestio,Sestio Nigro e l'alimentazione - La Scuola dei Sestii.




                   


Quinto Sestio e Sestio Nigro al tempo di Augusto proibivano il consumo di carne e condannavano i giochi del circo.


Hic homini satis alimentorum citra sanguinem esse credebat et crudelitatis consuetudinem fieri ubi in voluptatem esset adducta laceratio.
- Quinto Sestio

« Sestio riteneva che l’uomo avesse abbastanza per nutrirsi anche senza spargere sangue, e che divenisse un’abitudine alla crudeltà lo squarciare gli animali per il piacere della gola. Aggiungeva poi che bisogna limitare gli incentivi alla dissolutezza; concludeva che gli alimenti di varia qualità sono contrari alla salute e dannosi al nostro corpo. »
- Lucio Anneo Seneca



Quinto Sestio, Sestio Nigro e l'alimentazione vegetariana

Seguono alcuni estratti dal "Colloque" "La scuola dei Sestii" [article]
Actes du colloque de Rome (17-19 mai 1990)


Q. Sestio, il fondatore della scuola

Della scuola filosofica dei Sestii poche tracce si sono conservate. Che si trattasse di una vera e propria scuola (seda) è attestato esplicitamente dal filosofo Seneca. Chi ne fosse stato il fondatore si ricava, implicitamente, ancora dalla stessa fonte, che parla della Sextiorum . . . seda 5, riferendosi, con il plurale, a Q. Sestio e al figlio di lui Sestio Nigro. Quando la scuola abbia avuto inizio risulta, anche questo implicitamente, dal medesimo Seneca, il quale ci informa che Quinto Sestio rifiutò il laticlavio, a cui pure per condizione di nascita avrebbe potuto aspirare, offertogli da Giulio Cesare6: dunque, probabilmente, negli anni tra il 48 (dopo Farsalo) e il 44 (prima degli idi di marzo) : di qui si può fondatamente ricavare che Sestio fosse nato non dopo il 70. Quando Cesare gli offre un posto in senato, evidentemente la scelta radicale della vita filosofica da parte di Quinto Sestio non era ancora generalmente nota in Roma, altrimenti Cesare non lo avrebbe invitato ad entrare nel vivo della vita politica, assumendovi responsabilità. Dunque gli inizi della scuola sembrano potersi fissare negli anni intorno alla morte del dittatore. Quanto esattamente durò la scuola non siamo in grado di dire. Secondo Seneca essa inter initia sua, cum magno impetu coepisset, extincta est (N.Q. 7.32.3).

Delle vicende della vita di Sestio padre, fondatore della scuola, non sappiamo quasi niente.
È attestato che fu anche ad Atene, per ragioni di studio (Plin., N.H. 18.273) : probabilmente negli anni della sua formazione, dunque prima che Cesare gli offrisse il laticlavio.
Lì compì la sua scelta - che fu poi definitiva - per la vita contemplativa.Questo è il senso dell'analogia documentata dal citato passo di Plinio il Vecchio, di certi suoi comportamenti ispirati alla scelta del βίος θεωρητικός paragonata a quella di Democrito.
Era noto come autore di un liber (Sen. ep. 64, 2-3) a cui aveva consegnato il suo insegnamento filosofico. Furono suoi discepoli diretti: il figlio Sestio Nigro; Papirio Fabiano (cum Sextium audiret : Sen., Controv. 2 pr. 4),proveniente dalla retorica; L. Crassicio Pasicle, proveniente dalla professione di grammatico9. Dei Sestii (padre e figlio) fu seguace Cornelio Celso, l'autore del De medicina (Quindi., 10.1.124), presumibilmente in anni successivi a quelli in cui Fabiano seguiva Sestio (indicato semplicemente con il nomen : il padre, dunque) 10. 
Non propriamente aderenti alla scuola sestiana ma piuttosto semplici uditori di filosofi sestiani,e variamente da essi influenzati, probabilmente quando i due Sestii erano già morti (in quanto sono presentati come uditori di Fabiano) furono : il retore C. Albucio Silo, di Novara (Sen., Controv. 7, pr. 4); il filosofo Seneca, ammiratore dell'opera di Sestio Padre (non ne ascoltò, dunque, le lezioni), ascoltatore di Fabiano, oltre che lettore di suoi libri (Sen. ep. 100, 12). Inoltre : Seneca Padre mostra di conoscere bene Fabiano, ma piuttosto come declamatore che come filosofo (egli non risulta uditore dei due Sestii) : dalla sua filosofia, egli, qui philosophiam oderat (Sen. ep. 108.22), non possiamo asserire che sia stato influenzato. Il filosofo Sozione, uno dei maestri di Seneca, conosceva molto bene le teorie di Sestio Padre sul vegetarianismo ed era in grado di esporne particolareggiatamente le motivazioni (Sen., ep. 108. ΠΙ 8). Quanto ad Albucio Silo in particolare11, ci fu un periodo della sua vita in cui, declamatore noto per la sua impulsività e incostanza, si dedicò, omnibus omissis rebus (Sen., Controv. 7 pr. 4), ad ascoltare le lezioni di Papirio Fabiano, benché egli fosse molto più anziano del filosofo, delle quali prendeva diligentemente appunti; in quel tempo riempiva in maniera inopportuna e senza misura le sue declamazioni di trattazioni filosofiche 12.
 - Pag. 110,111,112

Come abbiamo già accennato,Quinto Sestio aveva fatto la scelta di vita vegetariana: proponeva ai discepoli l'astensione dalle carni per quattro motivi : ci sono, per l'uomo, alimenti a sufficienza anche se si rinunzia ai cibi carnei; macellando gli animali ci si abitua alla crudeltà; la mensa ricca di cibi carnei è un incentivo al lusso; la varietà degli alimenti (vale a dire, cibi carnei e cibi vegetariani) è dannosa alla salute
(Sen., ep. 108.18).
La singolarità di Sestio filosofo e la sua novità e capacità dirottura con la tradizione filosofica romana ormai nettamente affermata per opera di Cicerone emerge anche dal fatto che egli scrisse il suo liber in greco.
- Pag. 115

Osserviamo che nel pensiero di Sestio padre si individuano elementi: 1)di origine pitagorica(la pratica dell'esame di coscienza; il vegetarianismo); 2) vagamente platonici (la teoria dell'anima);3) stoici (la figura del sapiente).
Quanto al vegetarianismo di Sestio, sappiamo che le sue motivazioni non includevano l'accettazione della metempsicosi. Nulla di cinico nel suo pensiero : egli non condannava lo Stato come istituzione ma,semplicemente, mentre ne riconosceva l'utilità delle funzioni,proclamava la scelta della non partecipazione del sestiano alle varie occupazioni pubbliche che competono al cittadino. L'unico filosofo con il quale Sestio è messo esplicitamente in connessione è Democrito,per la sua scelta della vita contemplativa.
- Pag. 124

Fonte: La scuola dei Sestii [article]
Actes du colloque de Rome (17-19 mai 1990)

Lana Italo. La scuola dei Sestii. In: La langue latine, langue de la philosophie. Actes du colloque de Rome (17-19 mai 1990) Rome : École Française de Rome, 1992. pp. 109-124.
(Publications de l'École française de Rome, 161)

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martedì 13 marzo 2018

Il Latte di soia fa male? Controindicazioni ed effetti collaterali


Gli esperti di Wikonsumer ti mostrano le controindicazioni del latte alla soia

Le controindicazioni e gli effetti collaterali della bevanda alla soia sul web spesso sono frammentate e contraddittorie. Quando è sconsigliato assumere il latte di soia? Ci sono dei risvolti negativi? Possiamo affermare che il latte di soia fa male?

All'interno di questa pagina andremo a rispondere a questi e a molti altri quesiti, grazie alle analisi e agli studi approfonditi - e sempre verificati - degli esperti di Wikonsumer. Tutte le domande su controindicazioni ed effetti collaterali della bevanda alla soia che ti sei sempre posto, oggi avranno finalmente risposta!
Indice della pagina...


Il quesito più dibattuto e studiato è sicuramente quello della cancerogenicità della soia. Il latte di soia fa male? La scienza è attualmente divisa su questo argomento. La bevanda alla soia contiene inoltre sostanze antinutrienti che impediscono l'assorbimento di altre sostanze utili.

Per informarti su queste e sulle altre controindicazioni del latte di soia, ti invitiamo a leggere e scoprire i contenuti di questa pagina, creata dal team di esperti di Wikonsumer.


1.Il latte di soia fa male alla tiroide?


Diversi studi si sono concentrati sul rapporto tra soia e tiroide mostrando che gli isoflavoni della soia interferiscono con la funzionalità tiroidea. Nessun pericolo viene corso per i soggetti con una dieta varia e una normale funzionalità tiroidea, ma solo per particolari categorie: i bambini, chi soffre di disfunzioni tiroidee (ipo- o iper-tiroidismo, tiroidite autoimmune, morbo di Hashimoto) e chi assume farmaci per la tiroide 1.
Gli isoflavoni della soia e la funzione tiroidea

I disturbi legati alla tiroide sono tra le malattie endocrine (cioè malattie che alterano la normale concentrazione di ormoni) più comuni. Molte sostanze sono in grado di interferire con l'attività della tiroide: tra questi gli isoflavoni della soia.

Gli isoflavoni contenuti nella soia, come genisteina e daidzeina, sono dei fitoestrogeni, sostanze di origine vegetale simili agli estrogeni. Proprio per questa loro caratteristica, intervengono in molteplici equilibri ormonali, compreso quello degli ormoni tiroidei.

Gli ormoni tiroidei (T4 e T3) vengono secreti dalla tiroide. Gli isoflavoni causano una diminuzione della produzione di questi ormoni. Tale carenza, associata ad una deficienza di iodio, provocherebbe un continuo e aumentato stimolo della tiroide, portando a ipotiroidismo. Questo causerebbe l’insorgenza di noduli alla tiroide, fino alla sopraggiunta del gozzo 2.

Per questo, chi ha già una funzionalità tiroidea compromessa, dovrebbe evitare il consumo di alimenti derivati dalla soia, sia fermentata che non, in quanto dannoso per la tiroide.

Gli isoflavoni non sono degradati durante i processi fermentativi, pertanto anche in caso di consumo di alimenti a base di soia fermentata(natto, tempeh e miso), le raccomandazioni restano inalterate 3.
Soia e farmaci: EUTIROX

Il trattamento dell’ipotiroidismo è attualmente basato sulla somministrazione della levotiroxina sodica (L-T4), prodotto sostanzialmente identico all’ormone tiroideo T4. La levotiroxina è abitualmente commercializzata sotto forma di compresse (Eutirox, Tirosint, Levotiroxina).

Coloro che assumono questi farmaci devono porre in atto qualche cautela: la soia infatti può interferire con l'assorbimento di questi medicinali e renderli di conseguenza meno efficaci 4.
Soia e formule per l'infanzia

In diversi studi è stato dimostrato come i neonati a cui vengono dati, durante la fase di svezzamento, preparati a base di soia siano maggiormente predisposti a sviluppare disfunzioni tiroidee.

Il numero dei disturbi tiroidei a cui sono soggetti è tre volte superiore a quello a cui sono soggetti i loro fratelli e sorelle allattati diversamente.

Anche per questo motivo l’OMS sconsiglia l’utilizzo di alimenti per infanti a base di soia 


Bibliografia - Mostra le fonti attendibili di questo articolo »

Norman A. Mazer “Interaction of Estrogen Therapy and Thyroid Hormone Replacement in Postmenopausal Women” Thyroid, Vol14 (1), 2004

Mark Messina, Geoffrey Redmond “ Effects of Soy Protein and Soybean Isoflavones on Thyroid Function in Healthy Adults and Hypothyroid Patients: A Review of the Relevant Literature” Thyroid Vol 16, (3), 2006.

Zasshi Tokyo Ika Daigaku.”Experimental studies on the nutritive value of fermented soy beans” .Nov;23(6):367-70, 1985.

Sathyapalan , Manuchehri AM, Thatcher NJ, Rigby AS, Chapman T, Kilpatrick ES, Atkin SL.”The effect of soy phytoestrogen supplementation on thyroid status and cardiovascular risk markers in patients with subclinical hypothyroidism: a randomized, double-blind, crossover study” J Clin Endocrinol Metab. 96(5):1442-9, 2011

Crawford BA, Cowell CT, Emder PJ, Learoyd DL, Chua EL, Sinn J, Jack MM. Iodine toxicity from soy milk and seaweed ingestion is associated with serious thyroid dysfunction. Med J Aust 193(7):413-5, 2010 2.


Può provocare diarrea, stitichezza e gonfiore

Nei soggetti particolarmente sensibili, come chi soffre della sindrome dell’intestino irritabile, il consumo di prodotti a base di soia provoca meteorismo e flatulenza, episodi di diarrea, gonfiore addominale o stipsi (stitichezza). Questi episodi sono dovuti alla presenza di sostanze anti-nutrizionali come i galattani e gli inibitori della tripsina. Maggiore è il quantitativo di acqua che il derivato di soia contiene, maggiore sarà la concentrazione di fattori anti-nutrizionali: attenzione dunque a yogurt e alla bevanda alla soia se soffrite di problematiche intestinali 1.
I responsabili: Galattani e inibitori della tripsina

I galattani sono zuccheri a corta catena che risultano scarsamente digeribili e/o assorbibili nel piccolo intestino. Tale difficoltà è data principalmente da una mancanza fisiologica di enzimi deputati alla loro digestione. Per questo motivo, i galattani diventano residui di cibo non assimilato, che richiamano acqua e vengono fermentati dai microrganismi della flora batterica per trarne energia (microbioma intestinale) 2. L'attività fermentativa libera gas, con conseguenti e molteplici disturbi gastrointestinali.

Un'altra categoria di nutrienti che risulta difficilmente utilizzabile nei prodotti derivati della soia sono le proteine. La soia stessa, infatti, contiene sostanze in grado di inibire la tripsina, ovvero l'enzima deputato alla loro assimilazione. Non potendo svolgere il proprio lavoro al meglio, la digestione proteica risulta compromessa e si manifestano, anche in questo caso, disturbi a livello gastrointestinale 3.

Sintomi

Ecco spiegato perché la bevanda alla soia gonfia la pancia. Tale bevanda, inoltre, causa anche un insieme di fastidi intestinali, la cui intensità e sintomatologia, è altamente soggettiva: si possono avere problemi di meteorismo, formazione di gas, flatulenza, senso di gonfiore, crampi addominali. Inoltre c’è una relazione tra latte di soia e diarrea o -all’opposto- con stitichezza persistente.Tali spiacevoli inconvenienti, sono strettamente legati alla quantità assunta, che risulta essere diversa per ogni soggetto 4.

Rimedi e soluzioni

L’unico modo per allontanare quasi completamente i diversi fattori anti-nutrizionali è quello di sottoporre la soia a lungo ammollo con ricambio di acqua, lunga cottura e fermentazione. Per chi soffre di questi problemi è preferibile, quindi, il solo consumo di prodotti derivati della soia fermentata come miso, natto e tempeh e consumare solo in piccole quantità prodotti come la bevanda alla soia 5.

Ricapitoliamo qui dunque alcuni effetti collaterali del latte di soia

-diarrea
-stitichezza e stipsi
-gonfia la pancia


Bibliografia - Mostra le fonti attendibili di questo articolo »

Drossman DA, Corazziari E, Delvaux M et al. Rome III: the functional gastrointestinal disorders, third edition. Ed. Degnon Associates: McLean Virginia, 2006.

Liener I.E. – Implications of antinutritional component in soy foods – Crit Rev Food Sci Nutr., 1994;34(1):31-67

Sarwar Gilani G1, Wu Xiao C, Cockell KA “Impact of antinutritional factors in food proteins on the digestibility of protein and the bioavailability of amino acids and on protein quality”. Br J Nutr. 2012 Aug;108 Suppl 2.

Longstreth GF, Thompson WG, Chey WD et al. Functional bowel disorders. Gastroenterology 2006;130:1480-91

Anderson R.L., Wolf W.J. – Compositional changes in trypsin inhibitors, phytic acid, saponins and isoflavones related to soybean processing – J Nutr., 1995, 125:581S-588S


3.Contiene degli antinutrienti

Il latte di soia fa male? Questo è un dubbio che spesso insorge nei consumatori. In effetti ha alcune controindicazioni. Il latte di soia influisce negativamente nella digestione e assorbimento di alcuni nutrienti poichè contiene degli antinutrienti!
Gli antinutrienti dei legumi.

Come molti legumi e cereali, la soia contiene alcuni antinutrienti. I principali sono l’acido fitico, gli inibitori della tripsina e le saponine. Sono contenuti maggiormente nella parte più esterna pertanto la loro quantità è fortemente influenzata da eventuali operazioni di decorticatura. Inoltre alcuni zuccheri (galattosidi) contenuti nella soia ed in molti legumi posso essere la causa di flatulenza.
Acido fitico

L’acido fitico lega molti minerali formando i fitati. Questi composti non permettono il successivo assorbimento da parte del nostro intestino di zinco, calcio, ferro e magnesio. La germinazione della soia utilizzata per la preparazione di bevande vegetali ha dimostrato una riduzione dei fitati aumentando sensibilmente la disponibilità dei minerali. 1

Altra tecnologia utilizzata può essere la fermentazione tramite l’azione dei batteri tramite un duplice meccanismo:
- l’azione di enzimi batterici che riescono a scindere i legami dei fitati. Attenzione perchè non tutti microrganismi posseggono quest’enzima.
- abbassando il pH (favorendo l’azione degli enzimi già presenti nei legumi).

Inibitori della tripsina

Gli inibitori della tripsina sono delle sostanze, tra cui la lectina, che inibiscono l’attività dell'enzima pancreatico che permette di digerire le proteine. In ogni modo, in seguito a trattamenti con calore, una buona parte di questi composti è in realtà assente al momento del consumo, e le proteine risultano denaturate, fattore che ne migliora la digeribilità e ne permette un buon utilizzo. 2

Saponine

Sono tossiche se ingeriti in grande quantità! Attualmente, però, diversi studi dimostrano la capacità delle saponine di avere effetti positivi quali: la modulazione del sistema immunitario, diminuzione del colesterolo, diminuzione del rischio di cancro e diminuzione della risposta insulinica. Oltre a ciò, è in grado di diminuire il rischio di sviluppare calcoli renali3 4, ovviamente se assunti in basse quantità.

Antinutrienti e vitamine

E’ stato dimostrato che la presenza di antinutrienti nella soia causa una maggiore richiesta di vitamine tra cui la A, B12, D ed E. 5 Gli inibitori della tripsina sono inoltre correlati con un diminuito assorbimento della vitamina B12. 6

Il tofu

Il tofu può essere prodotto sia tramite l'utilizzo di coagulanti delle proteine sia grazie l'azione della fermentazione. Tali metodi di preparazione con trattamenti termici e azioni di enzimi batterici permettono la diminuzione della quantità di inibitori della tripsina e l'acido fitico. 7

Bibliografia - Mostra le fonti attendibili di questo articolo »

Food Quality Improvement of Soy Milk Made from Short-Time Germinated Soybeans Susu Jiang, Weixi Cai and Baojun Xu.

http://www.treccani.it/enciclopedia/legumi_(Universo-del-Corpo)/

John Shi, Konesh Arunasalam, David Yeung, Yukio Kakuda, Gauri Mittal, and Yueming Jiang. Saponins from Edible Legumes: Chemistry, Processing, and Health Benefits. Journal of Medicinal Food, 7(1): 67-78.

Shuichi Kamo, Shunsuke Suzuki, and Toshiro Sato. The content of soyasaponin and soyasapogenol in soy foods and their estimated intake in the Japanese.

Liener I.E. Implications of antinutritional components in soybean foods. Crit Rev Food Sci Nutr. 1994;34(1):31-67.

http://americannutritionassociation.org/newsletter/downside-soybean-consumption-0

D. Agrahar Murugkar. Effect of sprouting of soybean on the chemical composition and quality of soymilk and tofu. Journal of Food Science and Technology, 51 (5): 915–921
4.Soia e Tumore


La comunità scientifica giorno per giorno cerca di dare una risposta chiara sul ruolo degli isoflavoni contenuti nella soia nella eliminazione o nella comparsa dei tumori. Consigliamo di consumare prodotti contenenti soia con prudenza e di chiedere, nel caso di patologie già conclamate, consiglio al proprio medico curante. In particolar modo l'assunzione di soia è sconsigliabile per chi già ha un tumore o per chi l'ha avuto.
Soia e tumore al seno

La soia è il legume più ricco di proteine (oltre il 40%) e presenta un alto contenuto di isoflavoni, i fitoestrogeni, un gruppo di sostanze di derivazione vegetale, strutturalmente e funzionalmente simili all’estradiolo (ormone sessuale femminile), estrogeno prodotto dalle ovaie.
Evidenze a favore

Numerosi studi scientifici hanno mostrato come la soia possa giocare un ruolo fondamentale nella prevenzione del tumore. Due studi, ad esempio, hanno riportato il ruolo protettivo del consumo di soia durante l’adolescenza nei confronti del rischio di cancro in post menopausa.1 2

E' stato evidenziato come una dieta ricca di alimenti a base di soia e derivati decresca i livelli di estradiolo nel sangue. Questo è importante perchè in alcuni tumori, (come appunto il cancro al seno), le cellule cancerose rispondono alla quantità di ormoni circolanti.3

Molti studi epidemiologici hanno da sempre riportato la bassa incidenza del tumore al seno in tutti quei paesi con un alto consumo di soia (soprattutto i paesi Asiatici, Cina, Giappone, rispetto ai paesi occidentali).4

L’assunzione di isoflavoni di soia potrebbe ridurre il rischio di cancro al seno per le donne in pre- e post-menopausa nei paesi asiatici. Tuttavia, per le donne nei paesi occidentali, pre- o post-menopausa, non ci sono prove che suggeriscono un'associazione tra l'assunzione di isoflavoni di soia e il cancro al seno.5

Nonostante il gran numero di studi non è emerso un consenso chiaro circa l'azione dei fitoestrogeni nei confronti del cancro al seno.

Molti studi infatti affermano che i fitoestrogeni non abbiano una azione preventiva nei confronti del cancro al seno 101112.

Motivi per adottare prudenza

Altri studi, invece, dimostrano come gli isoflavoni della soia possano aumentare la proliferazione delle cellule tumorali. Questo non significa necessariamente che favoriscano la comparsa del tumore, ma che un tumore in essere potrebbe progredire e diffondersi più rapidamente. 6 Pertanto l'assunzione di soia è sconsigliabile per chi ha il tumore o per chi l'ha avuto.

La soia potrebbe aumentare la proliferazione delle cellule del seno nelle donne in pre-menopausa 13.

Alcuni studi infine supportano l'opinione che l'esposizione per un lungo periodo agli estrogeni (ai quali i fitoestrogeni contenuti nella soia sono simili) ha una significativa influenza sul rischio di sviluppare un cancro al seno 14.
Soia e cancro al colon

Nessuno studio ha affermato che il consumo di "burro" di soia fa male e che lo associa al rischio di cancro del colon-retto.

Tuttavia il consumo di soia è stato associato ad una riduzione di circa il 21% del rischio di sviluppare il cancro del colon-retto nelle donne, ma tale effetto non è stato osservato negli uomini. 7

Inoltre è stato osservato come le saponine, sostanze presenti nella soia, potrebbero essere efficaci nel prevenire il cancro al colon alterando le cellule e gli enzimi implicati nella loro crescita.8

Le membrane cellulari tumorali contengono più colesterolo, delle membrane cellulari normali, e le saponine potrebbero legarsi più facilmente a loro, innescando così la loro distruzione.
Soia e cancro alla prostata

Uno studio asiatico ha rilevato una correlazione tra gli isoflavoni e la proliferazione di cancro alla prostata pre-esistente.9
Soia nella margarina

Alcuni burri vegetali e margarine contengono soia, vi consigliamo di consumare un'alternativa più "sicura", come il burro di mandorle, più correttamente definito come margarina di mandorle.

Fonti
Bibliografia - Mostra le fonti attendibili di questo articolo »

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Meinan Chen et al. (2014). “Association between Soy Isoflavone Intake and Breast Cancer Risk for Pre- and Post-Menopausal Women: A Meta-Analysis of Epidemiological Studies”. Plos one

Van Duursen MB et al. (2011) “Genistein induces breast cancer-associated aromatase and stimulates estrogen-dependent tumor cell growth in in vitro breast cancer model.” Toxicology

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Hideyuki Akaza et al.(2002) "Is Daidzein Non-metabolizer a High Risk for Prostate Cancer?" Jpn J Clin Oncol 2002;32(8)296–300 A Case-controlled Study of Serum Soybean Isoflavone Concentration

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