domenica 1 giugno 2014

Carl N. Karcher e il Mc Donald's







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Carl N. Karcher uno dei pionieri del fast food
fondatore di Mc Donald's


Karcher was an active member of the Sovereign Military Order of Malta.


http://en.wikipedia.org/wiki/Carl_Karcher


Poi Carl sente parlare di un ri-storante a una cinquantina di mi-glia fuori città. Vende hamburger per soli quindici centesimi. È il fu-turo, pensa. I fratelli Richard e Mac McDonald gestiscono da di-versi anni un drive-in di successo a San Bernardino, ma sono costan-temente alla ricerca di qualcosa di nuovo. Nasce McDonald’s. Elimi-nano quasi due terzi delle voci del menu, si sbarazzano di ogni ele-mento che implichi l’uso di cuc-chiaio, coltello o forchetta. Solo hamburger e cheeseburger, niente vetro per i bicchieri, niente piatti se non di plastica. Mettono in piedi un laboratorio professionale in cui la forza principale risulta il metodo di preparazione. I principi ispira-tori della catena di montaggio della fabbrica vengono applicati al fun-zionamento di una cucina. Tutti i panini vengono venduti con gli stessi condimenti: ketchup, senape, cipolle e due sottaceti. I fratelli McDonald si rivolgono ora alle fa-miglie operaie di San Bernardino. Finalmente tutti possono permet-tersi il ristorante. Dopo quella visita, Carl Kar-cher decide di aprire il suo primo fast food e il business esplode in tutto il paese. I costi di start up so-no bassi e chiunque sia disposto a lavorare sodo ha un’opportunità di successo. William Rosenberg apre un negozio di ciambelle a Quincy, Massachusetts, che avreb-be chiamato Dunkin’ Donuts. Glen Bell, un ex marine, mangia al McDonald’s e decide di copiarlo, cucinando però messicano. Il suo Il cosiddetto“cibo spazzatura”ha radici profonde e una storia che riassume la nascita e l’espansione dell’era americana. È l’emblema dello stato minimo e degli ideali libertarian, della forza motrice che riesce a sprigionare un’economima libera. Se John Pemberton nel 1886 fosse stato braccato dalle agenzie federali, non avrebbe mai creato il mito della Coca-Cola. E se i fratelli McDonald avessero dovuto fare i conti con i salutisti, i dieci, deliziosi, strati del BigMac sarebbero ancora un sogno primo Taco Bell apre nel 1962. Tra il 1968 e il 1974, il numero di ri-storanti McDonald’s triplica e Wall Street inizia a investire nella socie-tà. La competizione nel sud della California è feroce. Uno ad uno, i vecchi drive-in chiudono. Carl Kar-cher apre ristoranti su e giù per lo stato e nel 1976 controlla la più grande catena privata di fast food del paese. Il suo soprannome è Mr. Orange County. Gli anni Ottanta rappresentano il declino per la ca-tena Carl Jr. L’azienda viene quo-tata in borsa, ma i nuovi locali aperti in Texas non vanno bene. Il valore delle azioni crolla e una se-rie di operazioni imprudenti lo portarono al collasso. Karcher non si abbatte, condivide l’ottimismo del suo vecchio amico Ronald Rea-gan: «La mia flosofa di vita è non mollare mai. La parola impossibile non dovrebbe esistere. Abbiamo avviato una rivoluzione che non si fermerà mai». Il fast food è questo tempo che non si può fermare. E chi pensa che sia solo un panino e una bibita sbaglia di grosso. È un pezzo di noi, della nostra identità, un luogo che racconta tante storie e che par-la lingue diverse e che permette a ciascuno di riconoscere la propria. Sono la prova che la relatività di Einstein si applica oltre l’universo e arriva dritta all’anima. È il ricor-do dei tempi passati, degli incontri fatti per caso e rigorosamente di fretta, delle serate fuori dal cinema, mentre vi fermate a studiare le fac-ce del pubblico che esce dall’ultimo spettacolo. O quando passate quasi un’intera notte fuori alla ricerca di un cheeseburger qualsiasi, solo per tenere impegnato lo stomaco pri-ma di crollare sul letto. Ma il junk food, quello che defnite “spazza-tura”, è anche lavoro e benessere. Qualcosa per cui non servono anni di studio, ma una volontà di ferro. È l’hardcore del capitalismo reale. Cresce e si diffonde in ogni angolo del mondo semplicemente perché funziona, perché è utile ovunque: stadi, aeroporti, centri commerciali, università, scuole elementari, navi da crociera, treni, stazioni di ser-vizio. Non fa differenza. Il pasto veloce è l’America.


http://www.opinione.it/Edizioni/24042012/files/assets/search/searchtext.xml?rnd=7b1e00ada148def7c5300cbccccb0e87

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