lunedì 3 febbraio 2014

ERACLITO E L'ALIMENTAZIONE.




ERACLITO ( Efeso, 535 a.C. – 475 a.C.) è stato un filosofo greco antico, uno dei maggiori pensatori presocratici. Vegetariano/Vegano e antispecista!!! "Dura è la lotta contro il desiderio, che ciò che vuole lo compra a prezzo dell'anima." "Il carattere è per l'uomo un demone." "Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu potresti mai trovare i confini dell'anima: così profondo è il suo lógos". "Morte è quanto vediamo stando svegli, sonno quanto vediamo dormendo." "Nulla è permanente tranne che il cambiamento." "Ogni nostro istante non è mai uguale all'altro e noi non siamo mai gli stessi da un istante all'altro, da un tempo all'altro." "Dopo la morte attendono gli uomini cose che essi non sperano né immaginano." "Uno è per me diecimila, se è il migliore." Tutta la filosofia è metafisica intrisa di violenza implicita, antropocentrica e specista, operando, inevitabilmente come vorrebbe Derrida, una fagocitazione semiotica degli altri animali oggettivati nei segni dei nostri linguaggi e delle nostre scritture? Questa tesi, che pure ci obbliga ad una profonda revisione dell’idea di una possibile “filosofia antispecista”, è erronea. Bisogna comprendere, infatti, che la nascita della filosofia occidentale in Grecia, pur correlata a degli sviluppi legati alla rivoluzione neolitica – delle civiltà della polis e della scrittura –, costituì una reazione radicale, parallelamente ad altre riforme in altri contesti etnici, alla forma della religione neolitica come culto sacrificale di animali e mito fondativo di forme di vita umane basate sul dominio tecnico della Natura e degli altri viventi con l’agricoltura e l’allevamento di altri animali, detenuti, schiavizzati, sfruttati e poi uccisi per essere usati come alimento. La maggior parte dei pensatori presocratici articolò una critica radicale della religione sacrificale dominante e adottò una dieta vegetariana-vegana per restaurare un’unione perduta fra uomo e Natura che si rifletteva nel tentativo di elaborare una nuova “sapienza” che riconoscesse il senso unitario della Natura quale physis. Il caso di Eraclito è esemplare e fondamentale. La physis di Eraclito Di Eraclito “l’oscuro”, esprimentesi per “oracoli” o per “enigmi”, sono state date tante interpretazioni, molte delle quali fuorvianti: spesso si è rimasti prigionieri dell’antitesi naturalismo/antinaturalismo. Chiaramente, bisogna partire da una più accurata indagine filologica che ristabilisca i testi, ma si deve soprattutto evitare l’anacronismo, errore storiografico molto comune di interpretare gli antichi pensatori proiettando su essi le categorie dei moderni. Nell’Introduzione alla metafisica, come anche in altri testi, Martin Heidegger ha spiegato come sia necessario ripensare e ritradurre i Greci restituendoli al loro “essere-nel-mondo”, e in particolare come non sia possibile intendere l’originaria physiologia in termini della moderna filosofia o scienza della Natura, oppure della fisica moderna. Nella scienza moderna la physis è perlopiù ridotta a una Natura materiale, inerte e passiva, concetto/oggetto di un logos umano, ordinario o matematico. Diversa è la percezione arcaica della physis, contro ogni anacronistica interpretazione materialistica: originariamente divinità e principio attivo, potenza vitale-generatrice di tutti gli enti, la physis abbraccia ogni cosa al di qua dei moderni dualismi uomo/Natura, spirito/Natura, al di qua della reificazione della Natura in qualcosa di morto, senza vita e senza anima. Non si tratta semplicemente e soltanto di interpretare la “fisica originaria” come un sapere in cui siano compresi gli ambiti oggi trattati dalla fisica moderna e dalla biologia, dalla psicologia e dalla sociologia, dall’antropologia e dalla storia, in quanto tale sapere è considerato comunque come un prodotto del soggetto umano, un logos umano. Piuttosto, l’originaria physiologia è un logos della physis nel senso di un genitivo soggettivo, è la manifestazione di un sapere non-soggettivistico, non-umano, considerato come la stessa rivelazione divina del logos della physis che parla nell’uomo. In Eraclito vi è una convinzione di fondo: che l'intera realtà sia governata da un solo principio (come dicevano i Milesi), a cui tutto è collegato. Dirà che questi legami che legano la natura sono dettati dal LogoV (Logos) : nel mondo c'è una ragione che lo fa andare avanti e un discorso che lo lega. Sia ragione sia discorso vengono proprio tradotti ambedue con "logos", termine che riveste una miriade di significati. Logos è anche il discorso che Eraclito consegna al suo scritto, che in questo senso si presenta come espressione adeguata del logos cosmico. Questo è comune a tutti gli uomini, ma essi non sono in grado di comprenderlo perchè restano rinchiusi nel loro orizzonte privato . Eraclito paragona questi uomini a coloro che dormono e li chiama "dormienti", in contrapposizione con coloro che son desti: quale è la differenza tra le due categorie? Quando siamo svegli siamo in grado di mettere in comune le esperienze: non siamo soli , ma c'è un comune terreno d'intesa . Quando invece dormiamo e ciascuno di noi vive nei sogni in un mondo interamente suo. I dormienti quindi, nel caso degli uomini che Eraclito così definisce, sono coloro che rinunciano al logos cosmico, che ci consente di capire insieme la realtà. Ricorre nel pensiero filosofico di Eraclito la contrapposizione fra i desti e i dormienti: è «unico e comune il mondo per coloro che sono svegli», ossia quelle persone, che, andando oltre le apparenze, sanno cogliere il senso intrinseco delle cose, mentre «agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo di quando non sono coscienti di quel che fanno dormendo», riferendosi alla mentalità degli uomini comuni, i dormienti appunto. Eraclito intende per filosofi tutti quelli che sanno indagare a fondo la loro anima, che, essendo illimitata, offre all’interrogando la possibilità di una ricerca altrettanto infinita. Il pensiero eracliteo è quindi aristocratico, in quanto egli definisce la maggioranza degli uomini superficiali, poiché tendono a dormire in un sonno mentale profondo che non permette loro di comprendere le leggi autentiche del mondo circostante. Secondo Eraclito infatti «rispetto a tutte le altre una sola cosa preferiscono i migliori: la gloria eterna rispetto alle cose caduche; i più invece pensano solo a saziarsi come animali».La testimonianza di Diogene Laerzio conferma come Eraclito fosse uno «spregiatore del volgo». Vale la pena di ricordare che erano vegetariani Pitagora, Krishna, Zoroastro, Budda, Talete, Aristotele, Platone, Socrate, Diogene, Epicureo, Ippocrate, Galeno, Porfirio, Orazio, Marco Aurelio, Lucrezio, Seneca, Ovidio, Cicerone, Plutarco, Eraclito, Raffaello, Giotto, Michelangelo, Galilei, Leonardo da Vinci, William Shakespeare, Darwin, Rousseau, Voltaire, Tolstoi, Nietsche, Bertrand Russell e Albert Enstein. Avevano predicato l’astinenza dalla carne anche San Girolamo, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Tommaso, San Benedetto, Santa Caterina da Siena, San Francesco d’Assisi; oggi sono vegetariani Umberto Veronesi, Margherita Hack, Zichici, Harold Ehret; in Italia i vegetariani sono 7 milioni ed in Europa, malgrado la congiura del silenzio, il consumo di prodotti animali diminuisce.

 http://www.veganyoucan.com/

Foto web : http://www.scuolanonscuola.org/public/2013/07/Eraclito.jpg


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